LO YOGA FUORI DAL TAPPETINO: YAMA E NYAMA

Lo yoga non ci chiede di essere perfetti ma di sentirlo nel corpo e nella mente. Soprattutto ci chiede di abbracciare questa filosofia a 360° affinché diventi parte integrante del modo di vivere.

Lo scopo originario dello Yoga era la ricerca dell’unione con il Divino. Con la pratica si cercava di liberarsi delle strutture d’illusione che avvolgevano la nostra vita per arrivare alla purezza necessaria per comprendere davvero la realtà, liberarsi dal ciclo delle reincarnazioni ed essere in connessione con il Divino. Cosa è rimasto oggi di tutto questo? Bene poco! E questo si comprende non solo dalla bassa preparazione che la maggior parte degli “insegnanti” ha, ma anche dall’offerta veloce di formare insegnanti nel giro di qualche fine settimana. Ma non voglio dilungarmi su questo punto perché lo scopo del articolo che stai leggendo è un altro! Come posso portare l’insegnamento dello Yoga anche nella vita di tutti i giorni per vivere meglio?

Ora penserai che ti darò pratiche yoga lunghissime e ingestibili e invece no! Lo yoga si integra attraverso anche Yama e Nyama ossia delle osservanze che chi pratica dovrebbe conoscere. Integrare questi sacri insegnamenti ci aiuta a vivere una vita più pura, più vera e in armonia.

Partiamo parlando degli Yama, il cui nome in sanscrito si traduce come “controllo” o “restrizione” e si riferiscono a principi etici di comportamento:

1- Ahimsa. Significa “non nuocere” e “non violenza”. Questo concetto parte con il rispetto del proprio corpo e poi con il rispetto delle altre persone, animali, piante e tutto ciò che ci circonda. Ne abbiamo davvero tanto bisogno! Pensa che tu puoi davvero portare una luce in questo mondo! E allora ti chiedo… come ti tratti e come tratti gli altri? Cerchi di evitare di nuocere con scelte consapevoli?

2-Satya. La verità. Questo concetto ci porta ad essere sinceri con noi stessi e con gli altri, a non mentire, a non dire le cose solo per compiacere a qualcuno. Sei onesto ogni giorno con te stesso e con gli altri nelle piccole e nelle grandi cose?

3-Asteya. Questo termine viene tradotto come “non rubare” ma possiede anche un significato più profondo che è quello di non desiderare qualcosa che non si è disposti a ottenere con il proprio sforzo. Quante volte vorremmo avere qualcosa che ha qualcun altro ma non siamo disposti a fare la giusta fatica per conquistarlo?

4-Bramacharya. Potrebbe essere tradotto come “il giusto utilizzo dell’energia”, onorando se stessi e le relazioni che abbiamo con gli altri. In un senso più ampio significa non sprecare energia in cose inutili e superflue come potrebbe essere un uso sconsiderato dei social o della televisione. Ma anche un autocontrollo nelle nostre azioni! Tutto ciò che è “troppo” diventa squilibrante. Dosare le proprie energie ci avvicina ad uno stato di yoga.

5- Aparigraha. Si riferisce all’assenza di avidità, ossia la libertà dal desiderio. Siamo costantemente sottoposti a stimoli che ci inducono a desiderare sempre di più portandoci in uno stato di schiavitù. Pensiamo di essere liberi e invece non facciamo altro che desiderare cose senza mai accontentarci! Quando ci liberiamo dall’avidità usciamo dal sistema del consumismo e facciamo bene a noi stessi e agli altri !

I Nyama invece sono delle regole che ci portano ad avere più connessione e a vivere meglio con noi stessi. Ecco i 5 principali:

1-Shaucha. Questo concetto per me è prezioso e significa trattare il proprio corpo come un tempio ricercando la purezza. Significa essere consapevoli di tutto ciò che facciamo e che portiamo dentro al corpo, significa curare l’igiene personale e purificarlo dall’interno. Lo yoga ci offre tantissime pratiche al riguardo. Un corpo leggero e sano ci aiuta ad avere anche una mente più veloce e attenta. Corpo e mente non sono mai separati.

2-Samtosha. Significa essere soddisfatti nel qui ed ora di ciò che abbiamo e di come stanno le cose. Non significa non volere che le cose migliorino ma essere consapevoli che la vita è un processo di evoluzione e che il momento presente fa parte di questa evoluzione.

3-Tapas. E’ il fuoco interiore che ci spinge a raggiungere la disciplina necessaria senza cadere nell’apatia. Quante volte, non solo nello yoga, siamo stati troppo indulgenti con noi stessi? Senza disciplina non c’è libertà, perché è proprio quella disciplina a portarti dove vuoi andare. Con mancanza di disciplina sei condannato ad essere schiavo delle tue pulsioni.

4-Svadhyaya. Questa regola si riferisce alla pratica dello studio di sé stessi. Fermarsi a volte e osservarci, nelle nostre potenzialità e nei nostri limiti, con l’accettazione completa che ad oggi siamo così, ci aiuta a trasformare la consapevolezza in miglioramento. Non possiamo cambiare nulla che non riusciamo a vedere e che non accettiamo!

5-Ishvarapranidhana. Significa lasciare andare l’ego, sentirsi come parte di qualcosa di più grande. Nella vita pratica questo non significa non fare più nulla per sé ma ridimensionare il nostro ego affinché vita e pratica spirituale siano sintonizzati per regalarci una vita appagante.

Yama e Nyama sono dei fari, non solo nella pratica yoga, ma anche nella vita di tutti i giorni perché ricorda che lo yoga è soprattutto quello che fai al di fuori del tappetino!

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